sabato 25 maggio 2013

Come volevasi dimostrare...

Un articolo di Marco Della Luna... e nemmeno troppo profetico... anzi, forse era anche ovvio.


Una tassa di scopo sui redditi da lavoro e sulle pensioni oltre i 60mila euro (lordi) per racimolare dai 2 ai 3 miliardi di euro in quattrini sonanti e dare quindi sostanza (e fondi) a tutte le belle parole sulla “drammatica crisi occupazionale”, sui “giovani che non hanno lavoro”, sul baratro occupazionale di una generazione che non ha (e avrà futuro). La grande trovata di cui si discute a via XX Settembre - e a cui si è accennato anche al ministero del Welfare durante l’incontro con i sindacati e gli imprenditori - è proprio una nuova tassa che andrebbe a colpire chi guadagna da 3.000 euro netti al mese in poi. Insomma, nulla di nuovo. Si mazzola il ceto medio che le tasse le paga e non può farne proprio a meno.

I fantomatici fondi europei che dovrebbero sbloccarsi con il superamento della procedura d’infrazione europea (stimati in circa 12 miliardi), sono e resteranno ancora ben lontani dalle casse del governo. Il problema è che tra chiusura della procedura e l’effettiva disponibilità di cassa passeranno mesi. Tanto più che per attivare parte dei fondi europei serve finanziare con risorse nazionali di pari importo i progetti a cui si ambisce. Insomma, è un bancomat al 50%: metà li mette Bruxelles a condizione che il governo nazionale stanzi il restante 50%. In Italia, invece, occorre iniettare subito soldi freschi per favorire la ripresa occupazionale. L’emergenza è concreta ma i provvedimenti fin ora varati non sembrano indicare particolare fantasia. Ricordate la trovata per dare copertura al posticipo della prima rata Imu? Sono stati prelevati soldi da altri capitoli di bilancio e dragate risorse da spese preventivate e approvate, ma mai finalizzate. Come i 100 milioni promessi a Gheddafi nel 2008 e mai spesi per opere infrastrutturali di compensazione in Libia. E infatti ha già fatto storcere il naso in Confindustria l’altra trovata, ovvero il “prestito” che il governo si è fatto autonomamente prelevando quasi mezzo miliardo di fondi dai capitoli per la formazione e l’incremento dei salari di produttività.

Grattato il barile - Prelievo “temporaneo” - ha garantito tempestivamente Palazzo Chigi - per dare copertura alla sospensione della prima rata dell’Imu di giugno. Manovra contabile quantomeno bizzarra in un momento in cui bisognerebbe invece rilanciare la qualificazione professionale, aiutare chi è stato espulso dal mondo del lavoro, rendere professionalmente appetibili i lavoratori meno formati. Il prelievo temporaneo da altri capitoli di bilancio messo in piedi per l’Imu dimostra la disperazione di cassa del governo. In confronto con l’impegno di spesa dell’Imu la partita occupazionale è ciclopica. Secondo uno studio dell’Ires Cgil la platea degli italiani in difficoltà (disoccupati, inoccupati, cassintegrati, ecc) è ormai di quasi 9 milioni di persone. E l’unico modo per incentivare le imprese ad assumere è ridurre il carico fiscale sul lavoro, vale a dire staccare incentivi sostanziosi per le nuove assunzioni. Morale: servono soldi freschi da iniettare. E non essendoci il becco di un quattrino in cassa - per il momento, almeno - si ragiona e ci si chiede dove trovare soldi freschi. E la trovata geniale - in vigore in Italia dai tempi della guerra di Abissinia - è aumentare le tasse a chi già le paga (dipendenti, pensionati e contribuenti regolari. Ovvero tutti quelli che già pagano e che in caso di un miniprelievo assicurano un immediato flusso di cassa. La quadratura del cerchio a cui poteva tranquillamente arrivare anche un semplice contabile, senza scomodare i cervelloni dell’economia astratta.

Solo che per drenare da 2 ai 3 miliardi di nuove risorse fresche bisogna abbassare, e di molto, l’asticella dei pagatori. Ovvero andare a colpire non solo i benestanti da 300mila euro all’anno (sono poco più di 32mila quelli che dichiarano redditi tanto consistenti), ma coinvolgere nella platea dei tartassati per lo scopo lavoro anche chi prende un dignitoso stipendio ma nulla di più. Con un prelievo progressivo dall’1 al 7% per i redditi più alti. Che si tratti di qualcosa di più di una possibilità lo dimostra la serietà con cui ne parla anche un sindacalista navigato come Raffaele Bonanni: «La tassa di scopo sulle pensioni d’oro e sui redditi alti va bene ma non basta», ha messo le mani avanti il segretario confederale della Cisl da Lecce. Ma Bonanni, che di governi ne ha visti tanti - e di “tasse di scopo” almeno altrettante - è molto più prudente sull’eventuale (sovrastimato) gettito che l’imposta per il lavoro potrebbe fruttare realmente: «Va benissimo per far vedere alla gente che c’è un po’ di giustizia», ammette, «ma nella situazione economica attuale non credo che porterà tante risorse quante ne servono per rilanciare l’occupazione. La tassa di scopo va bene ma non illudiamo la gente che da lì si traggono i soldi che servono».

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